ScaliBo! Scacco matto al Liceo

Scritto da Roberto Pedrini

Il 19 Dic 2017

ScaliBo! Scacco matto al Liceo Boccioni

La sfida per il titolo mondiale di scacchi fra il detentore Boris Spassky e lo sfidante Bobby Fisher nel lontano 1972 divenne un evento che fece parlare di sé nei notiziari televisivi e riempì le pagine dei quotidiani, oggi diremmo che fu un evento mediatico. Lo scontro, con l’enfasi che caratterizza la stampa, venne definito la sfida del secolo. Vi erano diversi elementi che favorirono quell’interesse ed fecero puntare i riflettori su quel titolo. Dal dopoguerra le sfide mondiali vedevano impegnati sempre ed unicamente dei giocatori russi. Un americano era riuscito a rompere quell’egemonia: vinse il torneo dei candidati e si presentò al cospetto del campione russo in carica. Erano quelli gli anni della guerra fredda fra il blocco occidentale capitalistico, con a capo gli Stati Uniti, ed il blocco dell’Est, comunista.

La guerra fredda si era  trasferita su di una scacchiera. Una guerra simulata a cui entrambi gli opposti fronti assegnavano un ruolo simbolico di grandissimo valore: vincere significava supremazia intellettuale, di saperi ed orizzonti. Quell’onda di interesse avvicinò al gioco milioni di persone, fra cui un liceale milanese, lo scrivente. Mi appassionai al gioco tanto da portarmi a scuola la scacchiera giocando quando non avrei dovuto (corsi e ricorsi della storia studentesca e nemesi per  buona parte degli insegnanti). Presi le distanze dal gioco quando ne percepii ( sognavo gli scacchi di notte) la valenza “maniacale” che entrava in conflitto con altre pulsioni. La bellezza degli scacchi venne soppiantata da altre bellezze. Quel che non ho mai scordato era la mia adesione incondizionata alla scelta russa di dare spazio ed importanza al gioco. A promuoverli definitivamente fu lo stesso Lenin; i 150 mila tesserati dei circoli del 1929 divennero 500 mila nel ’34!

Il mio pensiero di studente adolescente era “Cosa non darei perché gli scacchi venissero insegnati a scuola!” Li abbandonai con la fine del ciclo liceale. Ritornai ad interessarmene venti anni dopo nel 1997 giocando dapprima nel circolo B. Spassky di Lecco. In seguito a questo riavvicinamento ottenni che la scuola in cui prestavo servizio acquistasse una scacchiera didattica ed una dozzina di scacchiere da tavolo. Da allora e da insegnante ho realizzato quella idea di ragazzo liceale. Con il trasferimento al Liceo Boccioni  ho chiesto nuovamente  il set necessario per l’insegnamento degli scacchi. Tale scelta è risultata particolarmente utile l’anno scorso, quando venendo a mancare le condizioni per l’utilizzo  (periodo invernale) della palestra il mio insegnamento in classe è stato incentrato sulla disciplina  di questo gioco sportivo.

Proponendolo quest’anno  nelle ore pomeridiane di gruppo sportivo ho pensato di dare una veste più ufficiale  alla propota, e  raccogliendo  la proposta del collega Andreetto, abbiamo lavorato in un “team” di due teste, quattro occhi e due mani, le sue, alla realizzazione del logo. L’immagine vuole rappresentare una vera e propria insegna e vessillo sotto cui raccogliere gli amanti del gioco nella nostra scuola. Un grazie molto grande , direi anche visivamente GRANDE, al Prof Andreetto cui darei subito il titolo di socio onorario se non fosse che non risulta essere propriamente (per ammissione diretta) un esperto del gioco.

Perché gli scacchi a scuola

Il gioco oggigiorno, a differenza di quaranta anni fa, è accessibile a tutti. Oltre all’approccio che è sin qui stato di tanti il giocare cioè in famiglia  con i parenti più stretti, gli scacchi possono essere facilmente praticati attraverso i PC. Giocare contro questi programmi offerti dai computer presenta aspetti assolutamente positivi:

  1. -disporre in qualsiasi momento di un avversario e a casa propria
  2. – il gioco contro la “macchina” permette tempi di allenamenti quantificabili e sedute regolari e programmabili.
  3. – la  macchina propone livelli di gioco graduati ( dal principiante al Maestro) consentendo la valutazione dei propri progressi e difficoltà.

In cima ad una ideale scala di valori proposti dal gioco pongo con certezza i seguenti: CONFRONTO CON IL TEMPO; CONFRONTO CON IL PROPRIO PENSIERO.

IL TEMPO

Il tempo della produzione, degli scambi, delle informazioni, insomma il tempo in cui siamo immersi. È un tempo veloce, frenetico. Gli scacchi propongono un tempo fatto di analisi e decisioni non affrettate e non precipitose. NON BISOGNA ARRIVARE PRIMA, MA GIUNGERE AL TRAGUARDO DELLA CONVINZIONE. Sotto questo aspetto giocare con la macchina può risultare ingannevole: tutti i programmi hanno tempi di risposta estremamente rapidi. Giocatori e giocatrici  devono prendersi il giusto tempo di riflessione (che col tempo e l’esperienza andrà riducendosi).

IL PENSIERO

Il nostro  pensiero può esser paragonato ad un destriero che corre libero in varie direzioni, senza redini. E spesso senza meta. Di fronte ad una scacchiera  il pensiero delimita i propri confini  al campo di battaglia di 64 case e 32 pezzi. Lo scacchista è immerso nella sua analisi, come il musicista nelle note del suo strumento, il poeta  che fa scorrere e sceglie le parole dei suoi versi. Si allena alla concentrazione e ad avere un obiettivo.

Buone partite a tutti
ROBERTO PEDRINI

 

Alla prima lezione, oggi, martedì 19 dicembre ore 14,30, sono invitati anche i ritardatari, quelli che si decidono fuori tempo massimo, ed anche i docenti che vogliano scoprire regole e, piu’ in là, le strategie del gioco.

ScaliBo! Scacco matto al Liceo

 

 

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