Scritto da Maria Teresa Gandolfi

Il 04 Giu 2018

Orfeo ed Euridice

Salutiamo tutti gli coloro che hanno aderito alle iniziative del gruppo GIMS con una meravigliosa composizione scritta da uno studente di 4L in seguito alla partecipazione all’Opera Orfeo ed Euridice di Christoph Willibald Gluck.

Buona estate e arrivederci ai prossimi appuntamenti di ottobre!

V’è chi coglie una fragranza negli occhi dell’amata; chi sostiene non esista, perchè invidioso della sua incorporea sostanza.
Accoglie ogni anima il buonumore:
gaudi risuonano squilli di tromba ogni donde
e così, nel tempo, perdura l’incalzante passo degli amanti, travisati dalla cattiva sorte.
E zampillano su corde di viole, tese dal ritmo incessante delle Parche:
ivi trovano tristo giaciglio di morte,
nelle gote della ispida serpe,
le giovini membra della mesta Euridice.
Al che, l’esili corde diventano spesse catene d’ottoni
che le castrano
quel mitico volo da poche coppie di lustri spiccato
– vampa affine solo all’amore, la morte –
e languide luci conlcudono lo sfarzo della giovane fiamma che mitiga
e s’adorna di cenere e lacrime.
Amor che duole, risorgi! Incalza il tuo passo e apprestati a tornare in auge.
Aurea amore, non più prigionia ma salvezza, apri un varco per il cupo esilio,
giacché non muori alla morte,
e ravviva questa misera situazione.
Compatisci ogni passo verso l’Ade,
perchè si ha bisogno di sostegno tra le asperità dei nembi oscuri.
Tra i nembi
armonia ovattata di pioggia iridescente
ed anime cullate da flutti senza tempo
ed eserciti alle armi dell’ignoto provenienti dal fondo incerto senza fine:
mura di nebbia che s’arrestano, per danzare alle lunghe cantilene dei perenni.
E così il Cielo e la Terra arrischiano un incontro
mentre i suoni dei morti e le luci divine sconfinano nella dimensione attigua.
Ombre care, a nugoli, irrompono nel ventre di quel mondo, di quella scena.
Si scansano, stormi, come braccate ma
nulla,
dov’è colei che Orfeo brama?
Triste uccello in un nido non suo
braccato dalle innumerevoli ombre
s’affianca all’Amore: ed ecco, la riconosce tra mille.
Va’, e concedile uno sguardo
mentre si fila la trama e l’intreccio
Va’, più veloce di quanto possano tessere
su per le ripide scale mentre ella s’appella al tuo nome
Va’, perchè Amore non riconosce nel tempo
la gravità del futuro dalla vastità dell’istante.
Ritorna?
Giammai!
Ritorna a cogliere il Paradiso nello sguardo rapente di lui
Ritorna a cogliere il Paradiso nello sguardo rapito di lei

Esiliati, altrove ogni istante
Giammai divisi

Tommaso Di Pietro 4L

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