Un ossimoro, certo. O forse no? Da qualche anno, gli ultimi tre per essere precisi, ho ripreso ad analizzare film in aula. Lo strumento è noto da tempo e il suo uso offre alcuni vantaggi didattici: emozioni, sensazioni, visioni, personaggi, racconti, protagonisti, gregari, narratori, messe in scena, autori, e un notevole lavoro redazionale per assemblare un percorso didattico, sono tutti elementi che possono costituire un comodo parallelo con l’attività religiosa che ha presieduto la stesura della Sacra Scrittura. Qui i redattori hanno dovuto riconoscere, individuare, assemblare, una serie di narrazioni raccogliendole sotto un minimo comune denominatore che, nel caso della Scrittura, è il metapersonaggio Dio contornato da una notevole assemblea di personaggi più o meno minori tra cui certamente spiccano alcuni più di altri e più di tutti Mosè nell’antico testo, Gesù nel nuovo. Nel nostro cineforum di IRC si è trattato, dunque, di anno in anno, di: inclusione, violenza, amore, dipinti da personaggi e trame che rimarranno più o meno impressi nella memoria in modo analogo a come si costituisce la memoria religiosa. Gli studenti sono così portati a fare le stesse operazioni che un tempo dovettero essere fatte per la gestione del Libro. Come in un transfert, le diverse voci (i libri, le sezioni) della Scrittura sono rappresentate dai diversi film o stili e il lavoro didattico consiste nel riconoscere nella pluralità dell’insieme un valore comune. Operazione civile, pluralistica e democratica, inevitabilmente, quindi pur sempre operazione di intelligenze, analisi, confronti e interpretazioni sebbene ricondotte a una medesima lettura. In questo senso il lavoro di analisi dei film è un po’ come rileggere e interpretare un repertorio di partiture musicali tanto quanto lo è leggere la Bibbia in vista di una sua possibile interpretazione, personale, critica o pastorale. In altri termini, e per essere pratici, ciò significa che ciascun film, ciascuna scena o quasi, vengono analizzati singolarmente in classe ed anche presentati in vicendevole connessione l’uno dopo l’altro e tutti insieme a costituire le diverse intelligenze di un medesimo problema: le esclusioni, le violenze, gli amori che unificano via via il percorso che intesse la serie dei film.

Va detto che non tutti gli argomenti o gli stili sono facilmente iscrivibili nell’indagine religiosa. Se il tema dell’inclusione lo è naturalmente perché anche la Scrittura prevede uno star dentro e uno star fuori dalla comunità religiosa, dall’ortodossia, dal popolo più o meno eletto, dal sacro; anche la violenza costituisce tema fortemente intessuto di coloriture religiose se è vero, come è vero, che la religione passa attraverso il sacrificio anche di sangue ed in ogni caso fornisce utili strumenti per raccontare e giudicare l’esperienza della violenza tra tutti gli uomini e in tutte le varianti. Né si può pensare a una visione unilaterale dell’inclusione come della violenza, senza rendersi conto che si tratta comunque di esperienze complesse e articolate dove accanto al negativo occorre sempre discernere il positivo, se non si vuole cadere nella volgarità della stupidità o nella trappola dell’intolleranza. In questo senso i primi due percorsi cinematografici sono pienamente iscritti nell’intelligenza del religioso e del sacro anche cattolico. Diversamente, occorre riconoscere che il tema dell’amore è francamente poco consono all’esperienza religiosa, sebbene i religiosi ne parlino tanto. La Scrittura, infatti, è sovente assai riduttiva e sbrigativa quando si tratti dell’amore umano. Il suo obbiettivo, infatti, è sempre quello di narrare l’amore divino nella storia umana, non certo quello di parlare dell’universale esperienza umana dell’amore. A tratti sbrigativa, a tratti ruvida, sovente volutamente distratta, la Scrittura è in grado di descrivere l’esperienza d’amore tra i progenitori Adamo ed Eva con un semplice: “Adamo conobbe Eva”. Poco, in effetti, troppo poco per parlare d’amore. Sembra addirittura che la Scrittura lo eviti o ne parli di malavoglia, persino nei suoi libretti più narrativi. Pensiamo certamente alla relazione tra il giovane patriarca Giuseppe e la più matura moglie dell’eunuco di Faraone, liquidata in due battute di Genesi: la moglie di Potifar mise gli occhi su Giuseppe e gli disse: giaci con me. Così rapido da risultare brutale al nostro gusto per il romanzo, anche d’amore. Perciò il confronto con la cinematografia è particolarmente istruttivo per il religioso, essendo per essa un tema particolarmente ricco e fecondo di immagini, personaggi, trame, riflessioni che possono istruire il dibattito in un campo così arido per la Scrittura. Bisogna ammettere, finalmente, che la stessa Scrittura ha fornito l’impressione di essere in imbarazzo quando si tratti di affettività e sessualità, in altre parole, di sentimenti. Nè la visione francamente clericale della fede ha facilitato le cose, finendo per rappresentare la fede – certo nelle sue ipotesi più riduttive – come ciò che esige di diritto una rimozione e un limite alla sessualità o addirittura agli affetti. Ne è un esempio al di là di qualsiasi sospetto confessionale l’opera di S. Freud sul Mosè e il monoteismo che giustifica addirittura dal punto psicanalitico la rimozione sessuale che la fede comporta. Per coloro la cui cultura è per lo più intessuta di tali immagini della fede il confronto potrà risultare perciò via via sorprendente, imbarazzante o scandaloso perché della religione hanno, appunto, una visione puramente clericale o, peggio, tendenzialmente anaffettiva. Tuttavia, proprio a questo serve qualsiasi confronto: educare alla diversità e al rispetto, insegnare. Vale a dire: lasciare un segno, speriamo fecondo, per uscire dalle ristrettezze di una qualsiasi visone unilaterale e settaria delle cose.

Quanto agli stili, se il dramma e la tragedia si affratellano spontaneamente alla coscienza religiosa che ne è potentemente intessuta, non è lo stesso per la commedia che costituisce parte assolutamente minoritaria del racconto religioso biblico ed anche in quello pagano rappresenta una narrazione per lo più tardiva legata più al mercato e alla cultura del commercio che al tempio e alla cultura sacerdotale o alla reggia dei re e alle biblioteche mitiche degli eroi. Anche in questo il confronto è francamente interessante per la coscienza religiosa che impara linguaggi non suoi dovendo ammettere allo stesso tempo la sua relativa incompetenza. Questo mi pare certo istruttivo: dover ammettere che la coscienza religiosa e la sua cultura non rappresentano sempre il meglio e il tutto della coscienza e della cultura umane, bensì devono imparare a muoversi in terreni non propri con rispetto, curiosità, interesse autentici.

Infine, voglio spendere ancora una parola a favore dell’ascolto. I ragazzi che vedono i film durante il cineforum di IRC sono chiamati ad osservare attentamente le scene, gli ambienti, le maschere, gli atteggiamenti, insomma tutto ciò che costituisce la scena che il professore presenta e analizza attraverso l’opera del regista, disponendosi a un atteggiamento di ascolto e osservazione che stimola la loro intelligenza critica in modo quasi naturale, passando da una lettura ingenua del film a una sempre più acuta interpretazione anche personale che toglie la cinematografia dall’uso semplicemente consumistico per avviarla a coscienza dell’arte e, perché no, insieme della religione.

Possiamo dunque citare a mo’ di lista i titoli dei film proposti in visione nell’ambito di ciascun tema.

Inclusi ed esclusi

Terraferma, di Crialese
Terraferma – Wikipedia
Un interessante romanzo di formazione dove Filippo, il protagonista maschile del film, dopo aver massacrato di botte un nutrito gruppo di migranti a nuoto nelle acque del mediterraneo a largo di Lampedusa, si vergogna di sé, impara dai propri errori a dar valore alla vita di chiunque e si riscatta rischiando del suo per salvarne almeno due. Numerosi i riconoscimenti della critica.

La bicicletta verde, di Haifaa Al-Mansour
La bicicletta verde – Wikipedia
In una società fortemente classista e maschilista Wadjda, una ragazzina tanto intelligente quanto intraprendente, conquista, a dispetto di qualsiasi convenzione retriva del proprio ambiente, quella bicicletta che è di fatto, per lei, il simbolo di una pari dignità con l’amico maschio. Non senza fatiche e rinunce, però: soprattutto al comodo racconto paterno di una famiglia che significherebbe, per la madre, una piena sottomissione di fatto alla prima moglie del marito. Un film interessante se ammettiamo che ad essere escluso da molti interessi e attività, è il mondo femminile sin dall’infanzia.

Agorà – di Alejandro Amenábar
Agora (film) – Wikipedia
A scuola da Ipazia | Relegere
Che una donna potesse ragionare in modo autonomo e con ciò dissolvere l’intero impianto del sapere recepto dovette risultare davvero troppo agli uomini del tempo che dovevano portare il notevole peso dell’indiscutibilità del Dio delle Scritture e con ciò il potere iscritto nella sua superiore autorità. Finì dunque come sappiamo: cancellata dalla Storia che aveva così empiamente cercato di sovvertire e discutere. Prima, però, ne tranciarono il corpo a colpi di tegole e ne trascinarono i pezzi per quella città – quell’Alessandria d’Egitto che un tempo era stata gloriosa nel sapere d’altri dèi e che ora era spettacolo orrendo del dio nostrano a cui s’innalzava l’inaudito sacrificio dei pezzi di lei abbruciati nella pubblica piazza. Che tutti vedessero cosa accade a chi si presume superiore a Dio tanto da metterne in dubbio la Parola scritta gelosamente custodita dai nuovi adepti! Un film che ha fatto discutere e che a stento è stato rappresentato nelle nostre sale italiane per una sua certa rappresentazione critica del cristianesimo.

Jesus Christ Superstar, di Norman Jewison
Jesus_Christ_Superstar – Wikipedia
Gli ultimi sette giorni della vita di Gesù sono messi in scena, sotto forma di musical, da un gruppo di hippy e narrati nella prospettiva originale del punto di vista di Giuda: perché non intendere il messaggio morale di Gesù come quello di un Maestro appunto, piuttosto che le parole di un figlio di Dio? Giuda Iscariota è la figura cardine della narrazione e vero protagonista indiscusso del film: razionale e coerente, non un vile traditore, bensì vittima egli stesso, come il Maestro, di un disegno del destino più grande di lui, dotato di una verve e di una presenza scenica straordinarie. È la storia di Gesù narrata da chi è stato escluso dalla Storia come il peggiore degli uomini.

Le ricette della signora Toku, di Naomi Kawase
Le ricette della signora Toku – Wikipedia
Una vecchia signora un tempo malata di lebbra e vissuta negli angusti confini del lebbrosario alla periferia di Tokio, conquista per un breve tempo il lavoro, la dignità sociale, la normalità del vivere in un piccolo chioschetto di dolci. I rigidi costumi giapponesi, la paura della malattia e l’ignoranza, però, finiscono per escluderla definitivamente da qualsiasi relazione sociale. Muore lasciando un testamento spirituale ai pochi amici rimasti e i pochi attrezzi di cucina con cui preparava i suoi famosi dolci. Un film di assoluta dolcezza.

Qualcuno volò sul nido del cuculo, di Miloš Forman
Qualcuno volò sul nido del cuculo – Wikipedia
Un film celeberrimo che ha fatto la storia del cinema e vinto quasi tutto quello che è possibile vincere nel settore. Un giovane uomo un po’ spregiudicato ma di grande vitalità viene rinchiuso nel manicomio perché sia valutato il suo stato di salute e quindi prese delle decisioni in merito alla sua detenzione. La sua presenza nella struttura appare così indigeribile che non si trova altra soluzione che lobotomizzarlo riducendolo all’incoscienza. Un film di straordinaria intensità che prende forte posizione nel dibattito politico sorto intorno all’apertura dei manicomi. Un must have della cinematografia.

Violenza e violenze

Le vite degli altri- di Florian Henckel von Donnersmarck
Le vite degli altri – Wikipedia
Il film mette a fuoco il dramma che consuma la DDR durante la dittatura comunista attraverso le vicende di una coppia di artisti di teatro. Lui autore, lei attrice, vengono spiati da un ufficiale della Stasi, Gerd Wiesler, che lentamente impara a conoscerli, capirli, condividerne persino le posizioni politiche e dunque coprirli dallo sguardo occhiuto del potere. Un film che merita attenzione per la notevole capacità di raccontare i meccanismi attraverso i quali la dittatura esercita il suo strapotere sui singoli e come sia possibile, tuttavia, sottrarvisi. Ben lontano da ispirare un conflitto sociale tra le opposte e diverse fazioni, l’opera conclude a favore di una possibile riconciliazione nazionale.

The wolf of Wall Street – di Martin Scorsese
The Wolf of Wall Street – Wikipedia
Un film di denuncia sulla volgarità del male che ha travolto gli Stati Uniti a seguito dell’indubbio successo di affaristi senza scrupoli penetrati nei gangli del sistema con la complicità di molti e il plauso di gran parte dell’opinione pubblica nonostante l’opera critica della stampa. Il fatto è che il sogno americano di arricchire tutti si rivela – nel film – un inganno e una montatura e, dopo il crollo di Wall Street, l’America malata e impoverita incomincia a chiedersi di chi sia stata la responsabilità di ciò che è successo. Il lupo perde il pelo ma non il vizio, certo, ma per lui non può e non deve più esserci spazio nel Paese.

Lady Vendetta – Park Chan-Wook
Lady Vendetta – Wikipedia
Il regista vincitore del Leone d’Oro cerca d’ingentilire la rabbia e l’odio che ha suscitato con le prime due pellicole della trilogia. Se, infatti, il realismo formidabile dell’opera lo apparenta alla grande tradizione classica greca, Chan-Wook in quest’ultimo capitolo intuisce di poter dare uno sbocco positivo, una redenzione possibile, ai suoi personaggi disperatamente rabbiosi, avvicinandosi così alla tradizione cristiana del perdono e della carità. Film da vedere rimanendo lucidi e cercando in tutti i modi di individuarne il meccanismo narrativo per non rimanere vinti dal senso di disgusto che l’azione genera. In fondo, occorre sempre tenerlo ben a mente, non si tratta che di una trasposizione iperrealistica del celeberrimo capolavoro di Agata Christie, Assassinio sull’Orient Express.

Woman in Gold – di Simon Curtis
Woman in Gold – Wikipedia
Woman in Gold rappresenta non solo la storia di una donna che torna a fare i conti con il proprio travagliato passato, ma anche la raffigurazione di un tipo diverso di vittime del Nazismo: quelle opere d’arte e quei beni personali, rubati, scambiati e venduti in un mercato nero fatto dei ricordi di uomini e donne privati di tutto. ”Le opere d’arte sono gli ultimi prigionieri nazisti… dopo la Guerra i costi in termini umani erano stati talmente alti che nessuno pensava di parlare d’arte. C’è voluta un’altra intera generazione per affrontare il problema. E proprio gli ultimi sopravvissuti della guerra sentono di dover combattere contro questo oblio prima che sia troppo tardi”. Un film che deve molto alla straordinaria femminilità della protagonista.

Collateral beauty – di David Frankel
Collateral Beauty – Wikipedia
“Amore, Tempo, Morte. Queste tre astrazioni collegano ogni singolo essere umano sulla terra, ogni cosa che vogliamo, ogni cosa che abbiamo paura di non avere, ogni cosa che alla fine decidiamo di comprare è perché in realtà a conti fatti noi desideriamo l’amore, vorremmo avere più tempo e temiamo la morte”. Non un bel film, in effetti, ma, d’altra parte, cosa può esserci di bello nella morte dei una figlia? Un doloroso romanzo di formazione dove il protagonista di una truculenta rimozione impara a convivere con il dolore e superarlo accettandolo. Anche qui, come nel precedente, la narrazione mostra quanto possa essere dolorosa una rimozione e come sia opportuno e necessario affrontare i problemi da cui si fugge per stare bene con se stessi e con gli altri.

Ragazze interrotte – di James Mangold
Ragazze interrotte – Wikipedia
Un film intrigante, non c’è dubbio, per il coraggio di guardare al disagio giovanile senza pudori. Stati Uniti, 1967: la diciassettenne Susan Kaysen ha gli stessi dubbi e le stesse incertezze di tante sue coetanee. Lo psichiatra amico di famiglia con cui si incontra dà a questo comportamento il nome di ‘disturbi marginali della personalità’ e la spedisce al Claymoore Hospital. Qui Susan conosce Lisa, Daisy, Georgina, Polly e Janet, un gruppo di amiche fuori dagli schemi. Alla fine Susan dovrà scegliere fra il mondo di coloro che vivono all’interno dell’istituto e quello al di fuori. Guidata dall’infermiera Valerie e dalla dottoressa Wick la ragazza decide di lasciarsi alle spalle questo ‘universo parallelo’ rivendica la propria indipendenza e continua a vivere da sola e alle proprie condizioni. Ad oltre vent’anni dall’uscita di Qualcuno volò sul nido del cuculo, il cinema pare rispondere al quesito se siano necessari i manicomi: la risposta è, per Mangold, sì, se si vuole ammettere che il problema della salute mentale è aggredibile e risolvibile sulla base di scelte terapeutiche e personali del paziente. Guarire si può: basta volerlo e fare la cosa giusta per sé e per gli altri.

La fontana della vergine – di Ingmar Bergman
La fontana della vergine – Wikipedia
La fontana della vergine (1960) Bergman – Recensione | Quinlan.it
Il film del Maestro si apre sulla serva Ingeri, rabbiosa e spregevole e tuttavia vittima di una spietata emarginazione all’interno della comunità cristiana, poiché paradossalmente identificata con la colpa per esser stata vittima di violenza restandone incinta. In lei la violenza subita innesca reazioni di rabbia, invidia e rivalsa, certo, ma nell’emarginazione di Ingeri Bergman sembra indicare anche lo spietato meccanismo di inclusione/esclusione che la Fede opera al momento del suo manifestarsi come disciplina morale con ricadute sulla condotta umana, assolvendo e condannando in modo unilaterale e assoluto, come recita il comandamento, senza saper lasciar spazio ai toni di grigio, alle sfumature, alla complessità della vita reale. Il finale è tutto iscritto nella tradizione della fede – protestante – che la leggenda traduce: la vita è un dramma di cui è impossibile coglierne il senso e tuttavia non c’è modo di vivere se non affidandosi a una verità di cui non si dispone.

Arancia Meccanica – di Stanley Kubrick
Arancia meccanica (film) – Wikipedia
Arancia meccanica è considerato uno dei più grandi capolavori della storia del cinema e un film di culto per un’intera generazione. Da una parte, infatti, tratta della violenza e della manipolazione degli individui da parte del sistema politico. Dall’altra, però, tratta anche di come la storia individuale sia governata da un rigido meccanismo di causa effetto di cui il film è essenzialmente la geometrica rappresentazione. A ciascun male compiuto dal protagonista, infatti, seguono pene corrispondenti a cui, d’altra parte, non vuole nemmeno sottrarsi cercando così, inconsapevolmente, la propria redenzione possibile. Nè può essere efficacemente tentata alcuna scorciatoia farmacologica e tecnica, perché il tribunale a cui la personalità sottopone se stessa è inflessibile. Il che significa, in ultima analisi, che il male della colpa (propria e sociale) e della punizione (inflitta da sé o da altri) non può in alcun modo essere evitato e qualsiasi sistema giudiziario che tenti di edulcorarlo gestendolo, rispetto a ciò, non rappresenta alcun valore aggiunto. Il film vale un trattato di etica politica more geometrico demonstrata.

Amore e amori

Harold and Maude, di Hal Ashby
Harold e Maude – Wikipedia
Harold e Maude – Cinematografo
Tutto il succo di questa fantastica e stupefacente storia – sorprendente per la bella fotografia, per il dosaggio sapiente della regia, e per il sostenuto ritmo narrativo – è ricapitolato in una frase, tra le tante che vigorosamente scoppiettano d’intelligenza in tutta l’opera. L’irretito Harold confessa a Maude: ‘Allora decisi di essere morto’; ma la quella risponde: ‘Tu non sei morto, ma ti sei tirato indietro dalla vita. La vita ci è stata data per scoprirla’. Il racconto, pieno di finezze, matura gradualmente la psicologia di un debole rinunciatario; mediante notazioni naturalistiche e argomenti neoumanistici, lo segue nella scoperta della vita come valore, come bellezza, come dovere. (‘Segnalazioni cinematografiche’, vol. 77, 1974). A noi interessa principalmente per mostrare come un giovane personaggio s’innamori teneramente della straordinaria personalità di una anziana donna senza avvedersi minimamente della differenza d’età. Il manifesto dell’estetica hippie sull’amore.

Malena, di G. Tornatore
Malèna – Wikipedia
Ambientato in Sicilia negli anni della II Guerra Mondiale, il film è la storia della folle passione che un ragazzino, Renato Amoroso, nutre per la donna più bella e desiderata del paese: Malèna (Maddalena). Mentre Renato scopre la sua sessualità immaginando la donna, di volta in volta, come la Jane di Tarzan, Cleopatra, la pupa del gangster o la bella dei calendarietti per barbieri, il personaggio di Malèna vive la sua drammatica parabola di giovane moglie sola, poi vedova di guerra, donna voluta e chiacchierata dall’intero paese, fino alla prostituzione a cui la conducono la necessità e il feroce isolamento sociale dei bravi e ipocriti cittadini di Castelcutò. Il film mostra in modo formidabile la potenza delle passioni anche giovanili e come accechino giovani e adulti incapaci di vedere altro che l’oggetto del proprio desiderio attraverso una riedizione delle vicende della più famosa Maddalena della storia cristiana. Da vedere sino alla fine che merita la nostra commozione come ha meritato il premio di miglior film romantico dell’anno.

Carol, di Todd Haynes
Carol (film) – Wikipedia
focus – Film in tv – Carol di Todd Haynes | Cineforum
Carol – Cinematografo
New York, anni Cinquanta. Carol Aird è una donna elegante, sofisticata e benestante, in trattativa con il marito per il divorzio e l’affidamento della figlia. Therese Belivet, invece, si sta affacciando nell’età adulta, indecisa sul percorso da intraprendere nella vita. Le due donne si incontrano per caso in un grande magazzino di Manhattan e da quel momento nasce una relazione molto speciale. Mentre le pratiche per il divorzio di Carol vanno avanti, lei e Therese partono per una viaggio nel cuore degli Stati Uniti. La magica atmosfera della vacanza farà nascere tra le due una intensa storia amorosa che porterà Carol a rischiare tutto quello che ha di più caro per combattere contro le convenzioni sociali che condannano il loro amore proibito. L’amore di due donne, costretto a una sorta di apostasia dal simulacro di una condanna morale e da un mondo maschile dedito all’apparenza, è descritto come un fatto urgente e incontenibile ed è raccontato attraverso una distillazione emotiva che spezza il fiato perché raccontata in un tempo sospeso che, tutto sommato, è il nostro.

Gigolò per caso, di John Turturro
Gigolò per caso – Wikipedia
Gigolò per caso – Cinematografo
Una storiella che si regge sull’understatement del dialogo e su una tripla satira: dei gigolò stalloni, del sesso superstar e della ortodossia chassidica. Plausi senza riserve per la recitazione di entrambi i protagonisti: un Woody Allen tornato alla comica ironia dei suoi esordi, caustico e furbo, senza più l’amaro in bocca dei suoi film più recenti, e un J. Turturro composto e delicato anche quando si innamora. Davvero una coppia impagabile che trasforma in burla e commedia all’italiana un tema che in tanti film ha certo i toni del dramma. D’altra parte, “di donne, e della loro sconfinata voglia di tenerezza a cui si aggiunge un proverbiale quanto inconsolabile stato di perenne solitudine, si parla parecchio nella nuova fatica di John, che al suo fianco ha voluto tre icone cinematografiche a simboleggiare altrettante diverse femminilità: la dermatologa frustrata ma intimamente passionale Sharon Stone, la focosa ‘dominatrix’ latina Sofia Vergara e la dolce vedova Vanessa Paradis, appartenente a una comunità chassidica e dunque costretta dentro rigide regole”. Delicato, dunque, e lineare fino ad essere disarmante nella sua semplicità, Gigolò per caso mette in scena una commedia sulla sessualità deliziosa, garbata e ironica allo stesso tempo.

The imitation game, di Morten Tyldum
The Imitation Game – Wikipedia
The Imitation Game – Cinematografo
Inverno 1952. Le autorità britanniche entrano nella casa del matematico, criptoanalista ed eroe di guerra Alan Turing per indagare in seguito a una segnalazione di furto con scasso. Ignari di trovarsi di fronte al pioniere della moderna informatica, gli agenti arrestano lo stesso Turing con l’accusa di “atti osceni”, incriminazione che lo avrebbe portato alla devastante condanna per il reato di omosessualità. Ritratto intenso e inquietante di un uomo brillante e complesso, noto leader di un gruppo eterogeneo di studiosi, linguisti, campioni di scacchi e agenti dei servizi segreti, che ha avuto il merito di decrittare i codici indecifrabili della macchina tedesca “Enigma” durante la II Guerra Mondiale, contribuendo a ridurre la durata del conflitto e , quindi, a salvare milioni di vite. Film che interpreta con dolorosa identificazione la straordinaria genialità di un omosessuale che ha avuto il merito di cambiare in modo definitivo la vita di tutti noi e che la storia del tempo ha ricambiato con crudele indifferenza.

Qualcosa è cambiato, di James L. Brooks
Qualcosa è cambiato – Wikipedia
Qualcosa è cambiato – Cinematografo
In preparazione

Le relazioni pericolose (film 1988) – Wikipedia
Le relazioni pericolose – Cinematografo
In preparazione. Solo per le Quinte liceo

Persona (film) – Wikipedia
Persona – Cinematografo
Persona (1966) di Ingmar Bergman – Recensione | Quinlan.it
In preparazione. Solo per il triennio

Pubblichiamo in forma sintetica il programma di Religione per consentire agli studenti una migliore preparazione tecnica degli argomenti in programma. Nei prossimi giorni completeremo l’articolo con le presentazioni sintetiche dei film previsti nel programma di quest’anno.
Le analisi dei film non sono al momento disponibili e variano nell’esecuzione didattica a secondo della classe e dell’effettiva preparazione degli studenti.

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